Ed io ti penso

Redazione

17 aprile 2020

Davide Marchese

Ed io ti penso,
come si pensa
quando s'è chiusi
in casa da soli,
mentre le mele
marciscono in fretta,
e i piedi diventano
pezzi di ghiaccio.
Mentre si sente
il vicino di casa
salire le scale
del suo abbandono,
che l'uscio vorrebbe
alle spalle socchiuso,
ma forte il gran vento
lo chiude col tonfo
del tempo perduto
che porta con sé .
Ed ogni momento
trascorso a poltrire
diventa elemento
che ruba l'ascolto:
un'anta che sbatte,
il gatto che gioca,
un'auto che frena
e il tempo che cova
nel moto perpetuo
del telegiornale
e nel gran parlare
alla radio che canta.
Ma io ti penso,
ti voglio aspettare,
ma poco rimane
nei torbidi oblii
dei giorni lasciati
cadere in disuso,
nel passo che arretra,
ma non torna indietro,
nell'occhio che scruta
la cruna dell'ago
in grafie di foto
ormai lacerate
di te, fra la polvere
spostata qua e là
senza risposta,
senza speranza,
o grano dell'orzo
cresciuto nei campi
del mio conforto.
In mezzo a quei libri
fra troppi fraseggi
m'illudo di scorgerti
fra un rigo ed un punto
perdutamente...
trovandoti a capo,
dov'è che ti penso
leggendo di te
s'una pagina bianca
ormai ingiallita.
E dove ti cerco
ti trovo per sempre,
come s'incappa
nel sole di giorno,
dove si trovan
le chiavi smarrite
che apron soltanto
i lucchetti sbagliati.
E accendo la luce
per spegnerla ancora,
per riuscire a pensarti
e a sentirti nel buio
dov'è che dimora,
senza paura,
in eco la quiete
che desti spergiura.

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